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Re: READ & RUN

Messaggio Da loris il Sab 10 Gen 2015, 22:00

Irving Welsh è un grande, fino a "una testa mozzata" li ho letti tutti poi purtroppo mi sono fermato ma conto di ripartire presto.
I migliori?
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Re: READ & RUN

Messaggio Da lucaliffo il Dom 11 Gen 2015, 13:28

"Dalla lettura di certi post in questo e altri forum dedicati al running, intuisco che tanti giovani, e più ancora molti 35-40-50enni, prendono molto sul serio la nostra pratica sportiva, in certi casi in un modo quasi totalizzante. A questi consiglio di moderare gli ardori agonistici che, per corridori amatoriali come noi, quasi sempre si rivelano aleatori e fugaci. Trascorrete invece qualche ora in più con i vostri figli... Non trascurate, per nient'altro, la famiglia e gli affetti: piuttosto sacrificate qualche allenamento o gara"

zivago,
premesso che per me (opinione estetica, non scientifica) non è buono diventare tossici di qualsiasi cosa...
domanda: tolgono più spazio ai rapporti umani le 5 ore (su 168) settimanali che uno passa a fare sport o le 50 a lavorare (rilevazione statistico-scientifica)?
dice "ah ma il lavoro è necessario per i soldi"... vero, il lavoro è necessario, ma a volte si potrebbe lavorare meno, accontentandosi di meno soldi.
il lavoro-soldi-consumo io NON lo considero variabile indipendente. ci sono molte realtà lavorative, pubbliche, private, autonome, che permetterebbero elasticità (part time di vario tipo, aspettative non pagate, rinuncia a fare straordinari).
un mio amico, 50enne, s'è messo a part time, becca meno ma ha più tempo per curare il pianoforte, le letture, le sue amanti 55enni Very Happy
io quando lavoravo in banca non facevo mai un minuto di straordinario (scandalo!), non mi perdevo uno sciopero e per 3 volte mi presi 3 mesi di aspettativa per godermi l'amato brasile (non mi davo malato però, chè sono onesto).
oggi potrei raddoppiare la mia attività e gli introiti ma non lo faccio...
insomma, il problema non è lo sport (che invece è un utile ritorno a una vita arcaica fatta di fatica fisica)...
se si accettasse una vita più semplice, spartana, come si viveva negli anni 60-70 (si stava male???) di soldi e di lavoro ne servirebbero molto meno.
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Re: READ & RUN

Messaggio Da zivago il Lun 12 Gen 2015, 14:59

Ciao lucaliffo,

La mia nonna già da bambina lavorava in filanda: ai suoi tempi (inizio '900) le bambine di 10 anni facevano già le filerine. Poi, da adolescente, passava le primavere nelle risaie piemontesi: con le mondine cantava « Se otto ore vi sembran poche /  provate voi a lavorare / e troverete la differenza / di lavorar e di comandar. »
Molti anni dopo io, giovane operaio nonché gruppettaro di estrema sinistra con velleità rivoluzionarie, urlavo nei cortei: « Lavorare meno, lavorare tutti ! ».
Già!! Il lavoro: tanto patito ma sempre cercato.

Che dilemma.
Dobbiamo amare e desiderare il lavoro o maledirne la fatica ed il tempo che ci ruba? Il lavoro è una benedizione o è la maledizione biblica del « Col sudore della tua faccia mangerai il pane finché tornerai alla terra, poiché da essa sei stato tratto. poiché polvere sei e in polvere tornerai. » [Genesi 3:19]?
Si vive per lavorare o si dovrebbe lavorare per vivere? Deve esserci libertà dal lavoro o libertà del lavoro?

Io, quando avevo i figli da far studiare, la casa da pagare, un'attività da avviare, i miei genitori da assistere e pubbliche responsabilità da onorare, ero soffocato dal tanto lavoro e tuttavia, più lo maledicevo e più, per bisogno, ne cercavo.
Ora ormai sono un uomo di mezza età, mi sono sgravato da tanti impegni e in teoria potrei dedicarmi, con più serenità, alle mie passioni e ai miei cari. Senonché mi ritrovo in un'assoluta precarietà economica che mi costringe ad una quotidiana affannosa ricerca di lavoro.

Eh già! caro lucaliffo, come sarebbe  bello davvero fare come dici tu: scegliere quanto e quando lavorare e magari anche decidere quale lavoro fare e come farlo. Oggi invece il problema, purtroppo, è quello di averlo un lavoro da fare.
Altro che: « se si accettasse una vita più semplice, spartana, come si viveva negli anni 60-70 (si stava male???) di soldi e di lavoro ne servirebbero molto meno. » Oggi perfino questa scelta è diventata difficile.

Concordo comunque con te: non sono certo le poche ore settimanali di pratica sportiva che « tolgono più spazio ai rapporti umani » ; le relazioni umane sono molto più immiserite dalle tante ore passate davanti alla televisione, dall'incessante connessione al web, dall'ossessivo uso degli smartphone per telefonare, bloggare, chattare, twittare e quant'altro.
Quando scrivevo: « consiglio di moderare gli ardori agonistici che, per corridori amatoriali come noi, quasi sempre si rivelano aleatori e fugaci. » ; mi rivolgevo a quanti prendono troppo sul serio il nostro dilettantesco correre. Tu stesso commentavi: « la gente in genere non inserisce... aggiunge... gare gare gare gare... »  e poi ancora  « la "garite acuta", terribile epidemia contro la quale devo lottare ogni giorno... » . Sostenevo che la troppa passione per questo bellissimo sport, a volte, rischia di diventare totalizzante. Avrai conosciuto anche te, lucaliffo, quei personaggi che non sanno fare altro che parlare delle corse fatte o che faranno, che vanno in crisi di astinenza se saltano un allenamento o una gara, che in continuazione sono a rimaneggiar tabelle, che stendono planning di preparazione annuali, che mai correrebbero senza il GPS, che provano ogni dieta possibile per migliorare la prestazione, che sono sempre alla ricerca della migliore scarpa, della miglior postura, ecc. . Poi magari hanno sempre poco tempo (ma, dicono, è colpa del lavoro) per gli affetti, la famiglia e l'acculturazione: la domenica dopo la gara non hanno più voglia di passeggiare con la famiglia; la sera non ce la fanno a star li a giocare,  parlare o leggere con i figli (poi passano le notti al computer); frequentano poco o nulla amici e parenti con i quali non possono parlare running (del resto questi sfuggono per non sentirsi raccontare l'ennesima impresa).
Insomma: fare dello sport è bello, fa bene al corpo e allo spirito, rafforza e , come dici tu lucliffo può anche essere « un utile ritorno a una vita arcaica fatta di fatica fisica ».
Ma... « non è buono diventare tossici di qualsiasi cosa... »

P.S.  Se volete leggere un bel romanzo che celebra il lavoro leggete: “LA CHIAVE A STELLA” di Primo Levi.
Dai miei appunti su questa lettura di tanti anni fa, vi riporto una citazione che io trovo bellissima:
« Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono. »
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Re: READ & RUN

Messaggio Da lucaliffo il Lun 12 Gen 2015, 16:36

zivago,
amare il proprio lavoro è una cosa rarissima (se vera e spontanea) e mai e poi mai deve essere un sentimento autoimposto. io, per la prima volta nella vita, solo da quando lavoro con lo sport posso dire di amare il mio lavoro.
la questione principale è il TEMPO che si dedica alle cose. e se uno decide di dedicare 5 ore a settimana allo sport, tanto vale che le faccia bene... quindi ben vengano quelle che tu condanni come fisse della ricerca della postura o del planning. perchè fare le cose male ti causa danni e perdite di tempo. vivere le cose con razionalità è meglio che "alla katzen".
al contrario mi pare che la maggioranza della gente anche fuori dal lavoro parli di lavoro... conosco molti miei ex colleghi di banca che, una volta pensionatisi con ottime pensioni, si fanno assumere da altre banche come consulenti e promoter, a 70 anni, completamente tossici di lavoro.
conosco gente che solo per i rubinetti di casa ha speso 15.000 euri (io 150), spendaccioni che giocano al piccolo aristocratico, e ovviamente poi devi avere i soldi e così devi lavurà 10 ore al giorno mentre potresti 4.
poi vabbè, sulla droga da "connessione" concordo con te... ma anche qui "il reale è razionale", se accade un fenomeno è perchè ci sono buoni motivi: forse si preferisce FB alla famiglia perchè questa è diventata una palla, perchè col partner dopo 45.872 litigate ci stai solo "per inerzia" (e per non essere "ripulito"), perchè il/la partner non ha più voglia di fare l'amore...
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Re: READ & RUN

Messaggio Da lore75 il Mar 13 Gen 2015, 15:31

loris ha scritto:Irving Welsh è  un grande,  fino a "una testa mozzata"  li ho letti tutti poi purtroppo mi sono  fermato ma conto di ripartire presto.
I migliori?  
A me sono piaciuti "trainspotting"  "il lercio"  e "tolleranza zero".

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Re: READ & RUN

Messaggio Da zivago il Lun 02 Mar 2015, 07:40

Secondo l'Associazione Editori Italiani e i dati Istat, nel 2014 il mercato della lettura ha perso quasi 820mila lettori. La percentuale di chi legge libri in Italia è scesa dal 43% del 2013 al 41,1% del 2014. Quasi il 60% degli italiani non legge neanche un libro.

Le statistiche non specificano come sono distribuiti i lettori nelle varie categorie sociali, non tengono conto delle diverse condizioni economiche, contesti culturali, gruppi o aggregazioni di interesse.
Mi sono dunque chiesto: « E i runner (ammesso che siano una categoria omogenea) come sono messi a letture? »
Se dovessi giudicare da quanto si discute di libri in questo forum, direi che anche noi siamo allineati alle medie nazionali: poche letture da libri e, suppongo, sempre più dipendenza dal web e relativi annessi e connessi.
È davvero così?
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Re: READ & RUN

Messaggio Da simpep il Lun 02 Mar 2015, 11:23

Bene, dai zivago! Formalizza l'idea.
Per evitare di andare a spanne, struttura una tabella e vediamo cosa viene fuori !
Io aggiungerei anche la colonna per chi, oltre a leggere, ha la passione per la scrittura.

>sim

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Re: READ & RUN

Messaggio Da zivago il Lun 02 Mar 2015, 12:30

Dopo l'ultima discussione sui libri, fatta ormai più di un mese fa quando c'era ancora Lucaliffo (e forse meno noia?), mi sono deciso, sollecitato dai vostri consigli, a leggere qualcosa del tanto acclamato Irvine Welsh.
Tra i numerosi romanzi che lo scrittore scozzese ha prodotto ho scelto il più famoso:
“TRAINSPOTTING” ed. TEA 2013 pag. 364 .

Il romanzo tratta di tossicodipendenza, AIDS, alcolismo, emarginazione, sesso, violenza e degrado urbano nella periferica Edimburgo post-thatcheriana degli anni '90. Storie, insomma, di “gioventù bruciata” che narrano le vicende di un gruppo di giovani della working class: perennemente disoccupati, poco o niente integrati nel “sistema”, che sfogano il loro disagio nelle droghe e la loro rabbia trasgredendo ad ogni regola del buon vivere borghese.
Il leitmotiv di tutti i capitoli del libro è la droga: in particolare la dipendenza dal “buco” che dà l'eroina. Questo mi ha fatto ricordare un altro libro famoso negli anni '70; l'autobiografico racconto di Christiane F. : “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”.
Sono quindi andato a recuperare i miei appunti di lettura e ho trovato questa citazione:

“Ammazzarsi di lavoro per un appartamento, per un nuovo divano, come aveva
fatto mia madre, questo non esisteva. Questi erano stati gli ideali sorpassati dei
nostri genitori: vivere per poter tirar su dei soldi. Per me, e credo per molti altri,
quel paio di cose materiali erano il presupposto minimo per vivere. Poi doveva esserci
qualche altra cosa. Esattamente quello che dà significato alla vita. E questo
non si vedeva.”


Confrontatela con queste dal romanzo di Welsh:

“Scegli noi. Scegli la vita. Scegli il mutuo da pagare, la lavatrice, la macchina; scegli di startene seduto su un divano a guardare i giochini alla televisione, a distruggerti il cervello e l’anima, a riempirti la pancia di porcherie che ti avvelenano. Scegli di marcire in un ospizio, cacandoti e pisciandoti sotto, caxxo, per la gioia di quegli stronxi egoisti e fottuti che hai messo al mondo. Scegli la vita.”

"Io scelgo di non sceglierla la vita. E se quei coglioni non sanno come prenderla, una cosa del genere, beh caxxo, il problema è loro, non mio [...]; la società si inventa una logica assurda e complicata per liquidare quelli che si comportano in modo diverso dagli altri. [...] Il fatto che tu scegli di rifiutare quello che ha da offrirti viene visto come un fallimento, un suo fallimento [...], quindi non ti lasciano libero, non te lo lasciano fare. [...] Poi magari alla fine cominci anche ad accettare le loro opinioni, ti lasci fregare, a quel punto sei fottuto, sei loro, non sei più tuo. Invece di dipendere dalla droga dipendi da loro".

Verrebbe proprio da dire che anche lui, l'Irvene, abbia letto quel libro-scandalo degli anni '70.
Welsh però, a differenza di quella ragazzina berlinese, non ci propone un documento-verità sulla dannazione dei giovani tossicodipendenti. L'autore di “TRAINSPOTTING”, pur usando un linguaggio volutamente crudo e spietato, tratta il tema in chiave ironica. Lui, così a me è sembrato, non affronta seriamente il tema droga. Non racconta la reale devastazione, fisica, morale e sociale portata dalle droghe pesanti; non documenta quello che davvero è successo e succede a tanti giovani e alle loro famiglie quando precipitano nel pozzo nero e senza fondo della tossicodipendenza; non svela il business che sta dietro il giro delle droghe, non dice chiaro chi ci guadagna e non evidenzia bene quanto perdono le vittime; non analizza a fondo il bisogno di “sballo”, la voglia di rifugiarsi in “paradisi artificiali”, il desiderio di sedare chimicamente il disagio esistenziale o sociale.
Ostenta crudo nichilismo: "La Scozia si droga per difesa psichica"; “Quando ti buchi hai una solo preoccupazione: farti. E quando non ti buchi, di colpo, devi preoccuparti di tutto un sacco di cazzate […] Devi pensare alle bollette, al mangiare, e a qualche squadra di calcio di merda che non vince mai, ai rapporti umani, e tutte quelle cose che invece non contano quando hai una sincera e onesta tossicodipendenza."
Oppure la butta sul tragicomico:“Mi tiro via le mutande, e mi siedo sulla tazza di ceramica fredda e bagnata. Mi svuoto le viscere e mi sento come se mi venisse fuori tutto per il buco del c..o, tutto quello che ho dentro, caxxo, budella stomaco intestino milza fegato reni cuore polmoni e cervello, per andare a finire nella tazza.”.
In entrambi i casi, quello cinico e quello esilarante, il nostro Welsh sa fare bene il suo mestiere.
In un certo modo le pagine del libro sono piacevoli: la lettura è scorrevole (il libro si può leggere in 3-4 giorni), il linguaggio è molto diretto e semplice, non ci sono profondi ragionamenti su cui soffermarsi a riflettere.
Il romanzo si caratterizza per un ampio uso del turpiloquio che però, in molte pagine, risulta forzato e gratuito. Le 364 pagine del libro, se ripulite dei troppi inutili “caxxo”, “coglione”, “merda” potrebbero ridursi parecchio; se poi si togliessero, nei dialoghi, le tante inutili ripetizioni, potrebbe diventare un romanzo breve. Per darvi un'idea vi faccio un esempio: nell'edizione che ho letto io, in un capitoletto di due pagine e 62 righe (cap. “Una delusione” pag. 93) ci sono n°45 “caxxo” e n°23 “coglione”.
Che altro dirvi? Io in questo libro io ci ho trovato tanta esibizione ma poca vera sofferenza; parecchia comicità ma piuttosto artificiosa e grottesca. Mi è sembrato scritto più come una sceneggiatura da film che come prosa da romanzo; e infatti ne è stato ricavato un film famoso che, se mi capiterà, sarò curioso di vedere.
Qualcuno ha definito Irvine Welsh un grande fenomeno della letteratura; per me, se il resto della sua produzione è come quello che ho letto, venderà sicuramente tanto ma non prenderà mai il Premio Nobel.
Comunque, per chi non abbia mai letto storie di droga e disagio giovanile e voglia affrontare queste tematiche in modo soft, la lettura di “TRAINSPTTING” può essere utile.
A chi voglia invece leggere della buona letteratura sul disagio e l'emarginazione giovanile del sottoproletariato urbano consiglio: “RAGAZZI DI VITA” di Pier Paolo Pasolini. A quelli che vogliono approfondire il tema delle tossicodipendenze e di un certo modo di vivere “borderline“ tipico degli anni '70 e '80, oltre al già citato “NOI, I RAGAZZI DELLO ZOO DI BERLINO” consiglio vivamente: “ALTRI LIBERTINI” di Pier Vittorio Tondelli.
Buone letture a tutti.  study

P.S.  Leggendo “TRAINSPOTTING” mi ronzavano nella testa, a mo' colonna sonora, questi brani musicali:
- di Iggy Pop (più volte citato nel libro) “The Passenger”… « I am the passenger and I ride and I ride  … » ;
- l'autocompiaciuta canzone del “Blasco” … « voglio una vita spericolata… voglio una vita maleducata… voglio una vita che se ne frega di tutto… »

Se però volete sentire una struggente canzone che parla di dipendenza e autodistruzione ascoltate:
“IL VINO” di Piero Ciampi
https://www.youtube.com/watch?v=77I7rpaQjVc
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Re: READ & RUN

Messaggio Da differentgear il Lun 02 Mar 2015, 12:41

Io non mi annoio. Al di la di questo non credo sarebbe un libro per me appunto il troppo turpiloquio mi rompe e non sono sicuramente quella che parole non ne dice, ma forse a tutto c'è un limite e io ho il mio Smile
Amo Benigni ma l'unico film che non sono proprio riuscita a vedere perchè davvero mi ha nauseata appunto per il troppo turpiloquio è "Berlinguer ti voglio bene".
Ho letto Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino" mi è piaciuto molto. Triste ... ma mi è piaciuto. Proverò a leggere i libri che hai consigliato.
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Re: READ & RUN

Messaggio Da simpep il Lun 02 Mar 2015, 17:30

Se ogni tanto leggete qualche saggio, allora ve ne propongo uno che ho finito di leggere da poco.
In genere leggo (e faccio) più cose in parallelo, con a volte diversi giorni di interruzione, e allora i tempi per completare la lettura di un libro si dilatano rispetto ad una classica lettura sequenziale.
Per il testo che vi propongo ho impiegato oltre due mesi. In più di una occasione ho dovuto rileggere qualche passo per ricostruire le connessioni, ma alla fine l'ho trovato molto interessante e ha anche dilatato e rafforzato molte mie convinzioni.
Il libro è :<<Un Ottimista Razionale - Come evolve la prosperità" di Matt Ridley - La biblioteca delle scienze>>.
Ho trovato una scrittura godibile con un tema accattivante: dimostrare che il commercio è stato la causa che ha determinato l'evoluzione e il benessere dell'uomo.
Anche se la tesi potrebbe sembrare abbastanza intuitiva, quello che ho apprezzato di più è la capacità di dimostrare che questa affermazione è di qualche ordine di grandezza superiore a qualsiasi sovrastruttura sociale e/o religiosa.
L'idea che più mi ha attratto è che lo scambio commerciale e la specializzazione delle attività hanno determinato la transizione dell'intelligenza umana da caratteristica individuale a valenza collettiva.
Insomma il motore dell'evoluzione umana secondo l'autore è alimentato più dalla selezione culturale che da quella genetica.
Tutto ciò sarebbe cominciato con il baratto e con la conseguente specializzazione delle attività umane.
Direi, in sintesi, un punto di vista ben articolato e analizzato in tutte le sue sfumature socio-economiche!
>sim

PS: .......la cultura. Se fosse limitata all'apprendimento di abitudini altrui, presto stagnerebbe. Affinché diventino cumulative, le idee devono incontrarsi e accoppiarsi. La "contaminazione delle idee" ........ è un cliché involontariamente fecondo.

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Re: READ & RUN

Messaggio Da differentgear il Lun 02 Mar 2015, 18:08

Proverò a leggere grazie del consiglio Simone Smile
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Re: READ & RUN

Messaggio Da zivago il Mar 03 Mar 2015, 14:37

Ciao simpep,

per ora il saggio che tu ci segnali, non è presente nel Sistema Bibliotecario della mia zona. Sai le nostre sono biblioteche di provincia e non sono sempre tempestive nell'aggiornare i cataloghi; ad aggravare il fatto c'è poi che sono stati tagliati i finanziamenti (spese inutili?).
Ad ogni modo, se lo catalogheranno, proverò sicuramente a consultarlo.
Ma tu, simpep, i libri li comperi tutti?

Venendo all'argomento trattato: la prima ovvietà che mi viene da dire è che essere ottimisti, ancorché razionali, è sicuramente meglio dell'essere pessimisti, per di più irragionevoli.
Certo che, dichiarare il commercio come il principale fattore dell'evoluzione e del progresso umano è un'affermazione piuttosto forte. È una teoria che sostengono i liberisti più estremi. Se veramente l'autore di quel libro sostiene che il libero mercato, più di ogni altra cosa migliora la vita degli uomini… Beh! Mi verrebbe da dire che Margaret Thatcher, Ronald Reagan, Friedman, Stigler e tutti i “Chicago Boys”, al confronto di questo Matt Ridley, sono dei socialisti utopici.

Chissà cosa pensano i ¾ dell'umanità che sono costretti a “stare sul mercato” subendo però la “ragione di scambio” decisa dai più ricchi.
Da cosa saranno state determinate le due guerre mondiali del secolo scorso? A cosa sarà dovuta la crisi economica che ci portiamo dietro da 7 anni? E l'instabilità mondiale? Le tante guerre? L'integralismo fanatico che sta montando nei paesi più poveri? La depauperazione delle risorse naturali? L'inquinamento globale?... L'elenco delle "virtù" del liberismo sarebbe lunghissimo.

Ma forse io sono prevenuto. Il fatto è che sono rimasto a:

“La storia di ogni società è stata finora la storia di lotte di classe.
Uomo libero e schiavo, patrizio e plebeo, barone e servo della gleba, membro di una corporazione e artigiano, in breve oppressore e oppresso si sono sempre reciprocamente contrapposti, hanno combattuto una battaglia ininterrotta, aperta o nascosta, una battaglia che si è ogni volta conclusa con una trasformazione rivoluzionaria dell'intera società o con il comune tramonto delle classi in conflitto.”


da: “Il Manifesto del Partito Comunista” Karl Marx e Friedrich Engels 1848
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Re: READ & RUN

Messaggio Da simpep il Mar 03 Mar 2015, 20:32

zivago ha scritto:Ciao simpep . . . . . . . . Certo che, dichiarare il commercio come il principale fattore dell'evoluzione e del progresso umano è un'affermazione piuttosto forte. . . . . . . . . . .

Si è una affermazione forte . . . ma l'ho trovata ben supportata da analisi quantitative e comparative e non da "sempilici" ideologie.
Daltronde il baratto e lo scambio (anime del commercio) non sono l'equivalente concettuale di capitalismo e lotta di classe.
Forse ne sono solo la premessa.

zivago ha scritto:Ma tu, simpep, i libri li comperi tutti?
Una promessa che avevo fatto a me stesso per smettere di fumare era stata la conversione di parte della spesa in carta stampata.

>sim

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Re: READ & RUN

Messaggio Da zivago il Mer 04 Mar 2015, 14:27

Hai ragione caro simpep,
certe ideologie del secolo scorso hanno purtroppo prodotto tante sciagure. Oggi non dobbiamo certo rimpiangere né il comunismo, né il fascismo, né il nazismo. Anche quelle che, nella loro concezione originaria, proponevano ideali di liberazione, giustizia ed eguaglianza hanno, nei fatti, causato immani tragedie.
Erano sbagliate le idee o gli uomini che le hanno messe in pratica? È difficile dirlo: le idee sono un prodotto degli uomini e gli uomini, per come sono e agiscono, sono il prodotto delle loro idee.
Ora si proclama la fine delle ideologie: quel che io temo però è che, in nome di un cinico realismo, si voglia anche la fine degli ideali, delle speranze, dei valori.
E tuttavia, le ideologie non sono scomparse, anzi, ce ne una che ormai domina il mondo: l'iper-liberismo globale. I teorici neo-liberisti non vogliono che la si definisca una dottrina; per questo, in continuazione, ci propongono convincenti analisi che, con (presunta) oggettività scientifica, dimostrano quanto il  sistema economico dominante sia il meglio che possiamo desiderare. Peccato che poi, in pratica, nessuna delle loro previsioni si avveri; sarà che l'economia non è una scienza esatta ma, negli ultimi trent'anni non ne hanno indovinata una.
Ecco quindi che, coloro che non si allineano al pensiero dominante, quelli che contestano il modello economico imperante, sono considerati dei nostalgici, degli ideologisti, dei fanatici sognatori di cose irrealizzabili. Eh già... ci dicono, la lotta di classe è roba vecchia, superata; ma intanto c'è ancora, solo che viene fatta al contrario: i ricchi contro i poveri.

Recentemente Papa Bergoglio ha detto:

"No a un'economia dell'esclusione e dell'inequità. Questa economia uccide"
"La radice di tutti i mali è l'inequità. Non è possibile che non faccia notizia che un anziano in mezzo alla strada muore assiderato, mentre faccia notizia un ribasso del 2% in Borsa".
"E' doloroso constatare come la lotta contro la fame e la denutrizione sia ostacolata dalla priorità del mercato e dalla preminenza del guadagno, che hanno ridotto il cibo a una merce qualsiasi, soggetta a speculazione, anche finanziaria"
"Occorre rinunciare all'autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria".


Non sarà che anche Papa Francesco ci propone della semplice ideologia non “ben supportata da analisi quantitative e comparative"? Che sia anche lui un comunista?

simpep ha scritto:Una promessa che avevo fatto a me stesso per smettere di fumare era stata la conversione di parte della spesa in carta stampata.
Ottima cosa!!
Vogliamo più librerie  study  e meno tabaccherie!
Ciao.
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Re: READ & RUN

Messaggio Da simpep il Mer 04 Mar 2015, 20:42

Zivago, però bisogna intendersi sul significato che diamo ad alcune parole chiave.
Io sono convinto che scambiare sacchi di grano con una pecora non sia equivalente al concetto che si da oggi alla parola "mercati" o a "speculazione finanziaria". Credo che questi concetti siano tutt'altra cosa !
Vorrei fare una piccola considerazione su qualche cifra.
Al dicembre del 2013 il valore totale di tutti i beni prodotti nel mondo (PIL mondiale) era di circa 74000 miliardi di dollari.
Nella stessa data il valore totale di tutti i contratti dei derivati nel mondo ammontava a più di 700000 miliardi di dollari.
Quindi l'ammontare del valore dei "mercati" era dieci volte il valore della merce prodotta.
Per cercare di capire come è cambiato nel tempo questo rapporto, basta dire che solo a fine anni '90 questo numero era intorno a 2,5 con 30000 miliardi di dollari di PIL e 80000 miliardi di dollari di derivati.
Io credo che questo rappresenti il vero problema e non credo ci siano più le condizioni per un eventuale salvataggio bancario come quello avvenuto nel 2008. Basta pensare che il 30% di tutto il mercato dei derivati del mondo è posseduto da 4 banche americane.
I mercati "veri" quelli ai quali fa riferimento il saggio che ho proposto (e mi ha convinto) sono quelli del PIL "vero", del sacco di grano e della pecora e non quelli delle scommesse (derivati) su quanti sacchi di grano si daranno il prossimo anno per scambiarli con una pecora.

>sim

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Re: READ & RUN

Messaggio Da marina il Gio 23 Apr 2015, 15:05

Vi seguo sempre anche se non scrivo, per favore recensori amanti della penna non abbandonate
questo thread perchè la mia lista di libri si è allungata parecchio da quando vi consulto, vi trovo interessanti Grazie study

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Re: READ & RUN

Messaggio Da simpep il Gio 23 Apr 2015, 17:44

Marina, in effetti ci sono due Thread nei quali si commentano e si propongono letture di libri e il secondo è questo :

http://runnersitalia.forumsclub.com/t188-che-libro-stai-leggendo#4449

Forse sarebbe opportuno unificarli, perché in fondo hanno la stessa motivazione.
A meno di non considerarne "READ & RUN" orientato solo ai libri sulla corsa.
Sentiamo cosa ne pensano gli altri moderatori.
In caso affermativo facciamo il mix in un unico Thread oppure se ne chiude uno per continuare solo sull'altro.

>sim

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Re: READ & RUN

Messaggio Da marina il Gio 23 Apr 2015, 18:52

ok

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Re: READ & RUN

Messaggio Da differentgear il Ven 24 Apr 2015, 08:25

per me si può anche unificare Smile
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Re: READ & RUN

Messaggio Da zivago il Dom 14 Giu 2015, 08:59

Ora avrete una ragione in più per leggere questo libro che ho già recensito:
http://runnersitalia.forumsclub.com/t903p30-read-run#47064

Lo scrittore-runner Mauro Covacich ha vinto il Premio Strega 2015.
L'opera narrativa premiata è:
"LA SPOSA" Ed. Bompiani pag. 185 .
Una raccolta di 17 racconti che vado subito, on line, a prenotare dal nostro sistema bibliotecario.

Buona domenica a tutti.

P.S.  Oggi qui da noi è giornata temporalesca e fresca: ideale per una mattinata podistica e un pomeriggio di... study buone letture.
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Re: READ & RUN

Messaggio Da -francesco- il Dom 14 Giu 2015, 13:26

Corro perché mia madre mi picchia di f.rossi e g.storti(il Giovanni del trio comico con Aldo e Giacomo )
Libretto simpatico, senza pretese. Scritto da runners amatori con tanta passione per questo meraviglioso sport. Il libro si dipana tra aneddoti di gare, consigli sul vestiario e qualche intermezzo comico. Piacevole, ma nulla di che
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Re: READ & RUN

Messaggio Da simpep il Mar 06 Ott 2015, 15:17

Riprendiamo con i libri.

di Laurence Steinberg "Il Cervello Adolescente" - L'età delle opportunità - ed. La Biblioteca delle Scienze, 2015
(In allegato alla rivista "Le Scienze" del mese di Settembre 2015)

L'autore è uno degli studiosi più conosciuti a livello internazionale intorno ai problemi dell'adolescenza.

Questo è un libro che consiglio sopratutto a chi vuole approfondire i problemi educativi con i giovani.
Analizza aspetti come la plasticità neurobiologica del cervello degli adolescenti e l'interazione con l'esperienza.
A me è piaciuto molto la capacità di evidenziare micro-dettagli all'interno del caotico mondo dei giovani.
Analisi di storie "tipo" dalle quali l'autore confeziona pacchetti di istruzioni per il mondo degli educatori e dei genitori.

Per la mia classifica personale gli ho dato un significativo 7 su 10 e una vistosa posizione nella libreria.  Very Happy
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Re: READ & RUN

Messaggio Da zivago il Mer 21 Ott 2015, 13:40

Oggi, alla radio, ho sentito questa: CHI LEGGE È PIÙ FELICE .
Con questo slogan la rassegna stampa di Rai Radio 3 segnalava questo articolo che compare sul “Corriere della Sera” :
http://www.corriere.it/la-lettura/bookcity/notizie/lettura-felicita-ricerca-d3b15c74-7741-11e5-be66-1fe1580f106c.shtml?refresh_ce-cp

Si tratta di una ricerca fatta dal Cesmer (Centro di studi su mercati e relazioni industriali) dell’Università di Roma Tre.
Per quanti non vogliano andare a leggere l'intero articolo, riporto qui i dati più salienti:

a)   dall'Istat risulta che nel 2014 il 58,6% degli italiani non ha letto un solo libro nei precedenti 12 mesi;
b)   l’indice di felicità complessiva (misurato con la scala Veenhoven, da 1 a 10): chi legge arriva a quota 7,44, chi non legge scende a 7,21 (la media italiana è di 7,30);
c)   secondo la scala di Diener e Biswas-Diener che misura la frequenza (da 6 a 30) di sei emozioni positive, i lettori hanno un indice superiore ai non lettori: rispettivamente 21,69 contro 20,93;
d)   secondo la stessa scala, i lettori provano emozioni negative con minore frequenza rispetto a chi non legge: 16,84 contro 17,47;
e)   il lettore è più soddisfatto di come trascorre il tempo libero (7,59) rispetto ai suoi «opposti» (7,35);
f)   CHI LEGGE CONSIDERA CHE IL MAGGIOR «GENERATORE DI FELICITÀ» — SEMPRE DURANTE IL TEMPO LIBERO — SIA L’ESERCIZIO FISICO (7,80), seguito dall’ascolto della musica (7,74), da mostre e concerti (7,52) e, solo al quarto posto, dalla lettura (7,24).

Voi cosa ne pensate?
Io mi reputo un discreto lettore (2-3 libri al mese); non posso però dire, con certezza, se sono più felice di chi legge poco o nulla. Nemmeno posso dire di essere più ricco (in tutti i sensi del termine), più in salute, meglio relazionato con gli altri, interiormente più tranquillo e in pace spirituale.
Penso e constato che ci sono persone che vivono serenamente senza il bisogno di leggere e altre, molto acculturate, che conducono un'esistenza tormentata. Vedo gente che leggendo migliora e altra che, invece, diventa più cinica e cattiva. Ho a che fare con individui che usano la loro superiore istruzione per ingannare e truffare e altre che, nella loro innocente ignoranza, fanno del gran bene a tutti.
Con certezza mi sentirei di dire che chi legge è più consapevole, più cosciente di quello che è già successo e di quanto ora ci accade. I libri possono, virtualmente ma non meno intensamente che nella realtà, farci vivere esperienze, conoscere persone, visitare luoghi, scoprire cose, come mai potremmo fare in tutta la nostra vita. Certe pagine possono provocarci emozioni e pensieri a cui non saremmo mai arrivati.

Per quanto riguarda il rapporto tra il leggere ed il correre, READ & RUN appunto, posso dire che effettivamente tra i runner che personalmente conosco i buoni lettori non sono pochi. Durante i raduni per le mie “tapasciate” non mi sono mancate le occasioni di discutere e scambiare libri. Riscontro che anche nei siti podistici non mancano segnalazioni e commenti sui libri e c'è una discreta presenza di lettori.
Con rammarico devo dire che, nel nostro forum, la sezione libri è piuttosto sonnolenta e io, non lo nascondo, ogni tanto vado ancora a sbirciare su “RunningForum.it” la sezione “Libri e letteratura” e nel “Bar del Forum” il topic “Libri”.

Devo dire se e quanto la lettura mi invoglia a correre?
Sì. Ho cominciato a correre con metodo e assiduità 4 anni fa dopo che, in biblioteca, adocchiai casualmente il manuale di R. Albanesi: “CORRERE PER VIVERE MEGLIO”.
Mi sono poi appassionato all'epopea del running leggendo:
“L'ARTE DI CORRERE” di Haruki Murakami; “LA SOLITUDINE DEL MARATONETA” di Alan Sillitoe; “IL CORRIDORE” di Marco Olmo; “ACIDO LATTICO” di Saverio Fattori; “LA CORSA DI BILLY” di Patricia Nell Warren; “A PERDIFIATO” di Mauro Covacich.

P.S.  Al momento (l'ho iniziato proprio ieri sera) sto leggendo:
“INSEGUENDO BOLT” di Pietro Mennea - Ed. Lìmina pag, 213.

A proposito di libri e corridori: il campione che, per 6018 giorni ha detenuto il record mondiale sui 200 m (19”72), era anche un grande lettore, uno studioso e uno scrittore. Dalla breve biografia riportata sulla copertina del libro riporto:

“Pietro Paolo Mennea, quattro lauree (Scienze politiche, Giurisprudenza, Diploma Isef e Scienze dell'educazione motoria, Lettere). Ha scritto molti libri, fra cui pubblicazioni di impegno nella diffusione della cultura sportiva e nella lotta al doping. È stato eurodeputato a Bruxelles dal 1999 al 2004.”

Beh ! Credo proprio che nella borsa, sulla scrivania e sul comodino del nostro mitico Mennea i libri non siano mai mancati.
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Re: READ & RUN

Messaggio Da simpep il Mer 21 Ott 2015, 15:08

Ragazzi,
Per chi ama un pochino i numeri, l'astronomia, la biologia e le grandi domande di sempre come : "chi siamo, dove siamo, siamo soli nell'universo ?", consiglio un bellissimo saggio scritto con lo stile classico del bravo insegnante che riesce prima a creare le curiosità e poi a spiegare senza che ci si renda conto di recitare la parte dell'alunno.
Una lettura per niente noiosa, che ha la capacità di costruire una dimensione al significato della vita sul nostro pianeta.
Un esame senza pregiudizi di quali sarebbero state le circostanze specifiche dell'esistenza dell'uomo.
Un punto di vista pragmatico che non usa alcun presupposto morale ne religioso.
Un'analisi con i piedi sulla (per) Terra  Very Happy

Di Caleb Scharf ; "IL COMPLESSO DI COPERNICO" ; "Il nostro posto nell'universo"; 2015; Codice Edizioni; Torino

study >sim

Non volevo inserirlo, ma lo aggiungo in coda al post.
Di Roberto Giordano; " CORRENDO PER IL MONDO" ; Storie, aneddoti e consigli di corsa" ; 2013 Kowalski - IF. Idee Editoriali Feltrinelli
Una raccolta di esperienze girando il mondo per partecipare a corse podistiche.
Un libro che ho ricevuto in regalo ma che non rispecchia per niente il mio genere di lettura.
Tanti brevi racconti, con qualche spruzzatina di simpatia intorno alle esperienze podistiche personali.
Debbo dire con estrema sincerità che alcune esperienze mattutine di Zivago raccontate nei sui post le ho spesso trovate, dal punto di vista poetico, più piacevoli e profonde.

Ma, come si dice, "i gusti sono gusti" - - - > "A me nocciola e cioccolato, grazie !"

ariciao >sim

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Re: READ & RUN

Messaggio Da differentgear il Ven 23 Ott 2015, 08:43

Grazie dei consigli ... ho notato ora. Forse il primo mi interessa di più anche se alla fine anche le letturine di corse podistiche ed esperienze podistiche a me piacciono Smile
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Re: READ & RUN

Messaggio Da zivago il Mar 09 Feb 2016, 14:25

Ho terminato la lettura del libro:
“IL CIMITERO DEI PIANOFORTI” di José Luís Peixoto - Ed. Einaudi pag. 263.

Voi penserete: che ci azzeccano i pianoforti con il running?
Dal titolo non lo si direbbe mai, ma è proprio un romanzo che parla di maratona.
La storia è incentrata sul dramma del maratoneta Francisco Lázaro: il primo maratoneta morto nel corso di una Olimpiade.
Lázaro era un falegname di Lisbona del quartiere Benfica che riparava pianoforti (nella realtà non romanzata lavorava in una fabbrica di automobili) e, da dilettante, correva maratone.

Nel 1910 corse e vinse la prima maratona portoghese in 2°57'35” (che differenza con i tempi di oggigiorno!) staccando il secondo di 15 minuti . Vinse poi tante altre gare che lo portarono alla partecipazione dei Giochi Olimpici di Stoccolma del 1912.
In patria era considerato un grande campione tanto che gli fecero fare il portabandiera alla sfilata inaugurale di quella Olimpiade a cui il Portogallo partecipava per la prima volta.

Il 14 luglio 1912 Lázaro si preparò a correre la maratona olimpica ungendosi il corpo con del grasso. Era ai quei tempi una pratica piuttosto comune tra gli atleti: si credeva così di rendere la muscolatura più elastica e morbida e prevenire i crampi. Ma quella domenica a Stoccolma c'era un caldo insolito (32°C) e quindi  Francisco pensò di prevenire l'insolazione e l'eccessiva sudorazione mischiando all'unguento della cera. Questo però impedì troppo la naturale e necessaria sudorazione.
L'inizio della corsa fu brillante: era nel gruppo dei primi cinque. Verso il 15mo Km cominciò a soffrire il caldo e la sete. Al 20mo Km aveva un ritardo di 4 minuti dal primo. Poi andò definitivamente in crisi: cadde numerose volte ed infine al 30mo Km collassò.
Vani furono i soccorsi e le cure ospedaliere: all'alba del giorno successivo morì.
L'autopsia accertò che la causa principale della morte fu un irreversibile squilibrio elettrolitico conseguente ad una estrema disidratazione; ma rivelò anche l'uso di una rudimentale pratica dopante. In quell'epoca, nell'atletica e nel ciclismo, per aumentare la forza e la resistenza si usava assumere una miscela chiamata “emborcação”: si trattava di un miscuglio fatto con albumi d'uova, trementina e acido acetico. Inoltre Lázaro prese anche della stricnina.

Per i portoghesi Francisco Lázaro è rimasto un personaggio leggendario dello sport: a lui è dedicata una strada di Lisbona e con il suo nome si chiama lo stadio del “Benfica Football Club”.

Il libro di José Luís Peixoto non è comunque uno di tanti apologetici libruncoli sull'eroismo del maratoneta. È un'opera di alto livello letterario (Peixoto è considerato il nuovo Saramago) molto commovente e poetica.
La storia del corridore è parte di una saga familiare dove si intrecciano e si sovrappongono tante passioni: lo sport, la musica, l'amore, il sesso, le donne, i bambini, il cibo.
La struttura narrativa è piuttosto complessa: numerosi sono i personaggi, tanti i salti temporali, molti i dialoghi interiori, intricate le vicende narrate in alternanza di voci narranti. Ma, come succede nella vita, le cose più difficili sono quelle che danno più soddisfazioni.
Per chi, come per il correre, ama la fatica; la difficile lettura di questa insolita storia di maratona risulterà infine affascinate.
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Messaggio Da marina il Mar 09 Feb 2016, 15:18

Interessante sapere che già nei primi del novecento c'era una sorta di dopping, anche la storia
non è male provo a cercare il libro in internet..
Grazie zivago Smile

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Messaggio Da Paolo il Ven 26 Feb 2016, 13:10

Da un mese è uscito il mio libro sulla corsa, un capolavoro assoluto! Costa solo 6,99 euro, ecco il link per acquistarlo: http://www.libreriauniversitaria.it/ebook/9786050419269/autore-paolo-isola/l-allenamento-rivoluzionario-nella-corsa-e-book.htm
Leggete la premessa è capirete i contenuti. Vi anticipo che ci sarà una preparazione estiva basata su lunghe nuotate in mare ed altrettanto lunghe esposizioni al sole per sviluppare meglio la vitamina D, vitamina D utilissima allo sviluppo muscolare e all'aumento della resistenza fisica, senza contare l'aumento di emoglobina dovuto all'esposizione al sole. Dopo la preparazione estiva, con gradualità, si inizierà l'allenamento specifico. A vostra disposizione per domande maggiormente dettagliate

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Messaggio Da Paolo il Mar 01 Mar 2016, 12:42

Vi spiego meglio i contenuti del mio libro, visto che nessuno mi fa domande a tal proposito....praticamente ho preso spunto dalla preparazione dei ciclisti, i quali fanno una lunga pausa stagionale, una ripresa della preparazione basata su altri sport, ma anche su cose come i fanghi, dopodichè riprendono ad allenarsi con gradualità. Nel ciclismo la pausa stagionale viene fatta in inverno, nella corsa la faccio fare in estate, perchè correre in estate è veramente duro...oltrechè causa di anemie sportive dovute alle forti perdite di sudore e, conseguentemente, di ferro. Dopo la pausa estiva di lunghezza variabile, in base alle voglie e alle esigenze dell'atleta, ma comunque, non meno di 10 giorni, c'è una preparazione estiva dove il NUOTO LA FA DA PADRONE!!! Nel ciclismo, durante la preparazione invernale, la corsa diventa lo sport principale, seppure in coabitazione con la palestra. Dopo la preparazione estiva si riprende con gradualità gli allenamenti. Comunque nel libro è tutto spiegato nei dettagli, costa solo 6,99 euro, perciò non diventate poveri se lo comprate, ecco il link per acquistarlo: http://www.libreriauniversitaria.it/ebook/9786050419269/autore-paolo-isola/l-allenamento-rivoluzionario-nella-corsa-e-book.htm
Sono a disposizione per rispondere a delle domande relativamente al libro

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Messaggio Da Paolo il Mar 15 Mar 2016, 18:03

Visto che nessuno mi chiede informazioni sul libro, ve le do io. In questo libro, oltre alle cose sopra scritte, c'è la novità, durante le prime fasi della preparazione, dell'allenamento incrementabile. Cosa sarebbe? Praticamente quando stagnano le prestazioni, si inserisce un nuovo allenamento, oppure si aumenta la qualità di un allenamento. La stagnazione delle prestazioni la si evince dal rapporto tra i tempi in allenamento, specialmente a livello del MEDIO, il nostro allenamento PRINCIPALE e le frequenze cardiache.
Ecco il link per saperne di più e per acquistare il libro: http://www.libreriauniversitaria.it/ebook/9786050419269/autore-paolo-isola/l-allenamento-rivoluzionario-nella-corsa-e-book.htm

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